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Gino Bartali: il campione che salvò gli ebrei

Nel giorno della memoria il ricordo del ciclista

Fu campione nello sport e nella vita Gino Bartali . Il campione, l’eterno rivale di Fausto Coppi, rischiò la vita pur di salvare quella di oltre 800 ebrei durante la seconda guerra mondiale. Una storia bella che però il ciclista aveva tenuto per se e che non se ne sarebbe saputo nulla a riguardo se Bartali non avesse confidato al figlio Andrea quanto fatto durante l’occupazione tedesca in Italia. Coraggio e altruismo due qualità che nel giorno della memoria è un dovere sottolineare. Ad Adriana, l’amata moglie di Bartali nel  2006, l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi  volle consegnare  la medaglia d’oro al valor civile per Gino «per aver salvato almeno 800 ebrei».

Come Bartali salvò gli ebrei

Gino Bartali faceva parte di una rete messa in piedi dall’arcivescovo Elia Angelo Dalla Costa. Il suo compito fu consegnare – anche su due ruote – documenti con nuove identità per salvare gli ebrei nascosti dai diversi preti della provincia toscana. Secondo l’arcivescovo ‘‘un ciclista che si allenava non sarebbe mai stato controllato’‘, in particolar modo se quel ciclista era uno dei più grandi campioni di sempre.

Bartali accettò senza pensarci due volte.  Gino per la sua avversione al fascismo fu anche arrestato e fermato più di una volta tra il settembre del 1943 e l’agosto del ’44.

Nessuno pero’ si sognò mai di toccare la sua bicicletta che aveva nascosti nella canna e sotto il sellino timbri e documenti falsi per permettere ad alcuni ebrei di scappare. Resisté a 48 ore di interrogatorio e quando gli restituirono la bici, lui si rimise in sella pedalando. Pedalò tanto, tra l’Umbria e la Toscana, per mettere in contatto il rabbino Nathan Cassutto con l’arcivescovo toscano e gli ebrei nascosti.

Trasportò lettere, timbri, francobolli e documenti. Senza raccontare nulla neanche ad Adriana.  Il campione non si limitò al trasporto di documenti falsi ma nascose nella sua cantina una famiglia di ebrei.

Ad Andrea suo figlio raccontò che quello era il suo modo di combattere la guerra:

Io salvo le persone, se sono ebree o musulmane o di altre religioni a me non importa niente. A me interessa la vita”.

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