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Bob Beamon : il salto da record che ha fatto storia

Bob Beamon dopo 54 anni il suo 8.90 resta imbattuto

Il salto che fece la storia di Bob Beamon oggi compie 54 anni. Era il 18 Ottobre del 1968 quando allo stadio Azteca di Città del Messico, al suo primo tentativo della finale olimpica del lungo saltò verso il cielo camminando per aria per otto metri e novanta centimetri. Un salto quello di Bob Beamon che sembrò un’infinità. Con un solo volo quel ragazzo di 22 anni, oggi settantaseienne, andò 55 oltre il precedente record del mondo detenuto da Ralph Boston e dal sovietico Igor Tar Ovanesyan. Un’impresa storica quella di questo giovane ragazzo, 1.90 per 75 chili, figlio di South Jamaica, quartiere del Queens, a New York.  Quel pomeriggio di cinquantaquattro anni fa Robert Beamon scrisse la storia del salto in lungo in uno stadio distratto e nell’incredulità generale. Le cronache raccontano che il ragazzo senza calzini ai piedi  compì l’impresa andando a toccare un’altezza di 1.78. Il salto in lungo di 8.90 in quel giorno , completamete inaspettato, fu così lungo che, per misurarlo, i giudici dovettero ricorrere ad un nastro d’acciaio. Infatti l’ “occhio elettronico” non era dotato di un raggio sufficiente per calcolarlo.

 

Bob Beamon e Lee Evans

Il 18 ottobre del 1968 cambiò la storia dell’atletica. In quello stesso stadio dove Bob Beamon stabiliva il record dei record , Lee Evans vincevala finale dei 400. Si racconta, infatti, che il pubblico era  più interessato alla finale dei 400 vinta da Lee Evans che alla gara concomitante di salto in lungo furono i boati di chi assistette all’impresa di Beamon a richiamare l’attenzione dei presenti allo stadio.

Il ricordo Beamon

”Ricordo – ha esordito Beamon – ogni istante con il cielo nuvoloso ed un temporale che si avvicinava. Mentre ero in pedana pensavo sono a vincere e dare il meglio in quel momento per il quale mi ero preparato con grandi sacrifici. Quando ho saltato mi sono reso conto di essere stato per tanto tempo in aria ma non mi aspettavo, nessuno in realtà se l’aspettava, un salto simile tanto che i giudici di gara sono dovuti andare a cercare un metro manuale per riprendere le misure perché la sbarra di scorrimento dell’apparecchio ottico era troppo corta. Quando ho letto 8.90 pensavo si riferissero ad un’altra gara, non avevo capito che era la misura del mio salto. Non mi rendevo conto di quello che era successo, ho vissuto sensazioni indescrivibili mi sembrava di vivere un sogno e avevo paura di essere risvegliato”.

 

 

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