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Al via il Mondiale tra critiche, polemiche e discriminazioni 


Il Mondiale più contestato da quando la competizione è stata inventata. Stadi costruiti sfruttando i lavoratori, discriminazioni nei confronti delle minoranze e poi soldi, soldi e ancora soldi. Qatar 2022 nasce sotto una cattiva stella ma da oggi, finalmente, torna a parlare solo il pallone che rotola. Ci ha provato Infantino, presidente della Fifa, che oggi si è definito “arabo, gay e migrante”. Ma con un pizzico d’Italia, Orsato arbitro della gara di apertura, comincia l’avventura di un mondiale invernale che si gioca in stadi con l’aria condizionata mentre fuori c’è un caldo torrido. E’ sbarcato Cristiano Ronaldo e le nazionali sono ormai al completo. E i tifosi? Ancora no, quelli che ci sono, o si vedono nelle foto e nei video, sono residenti locali, per lo più indiani. I prezzi alle stelle (1.000 euro per un hotel decente) hanno operato una selezione drastica e in Qatar ci sarà soltanto la fascia
altissima dei supporter.
Intanto, fra polemiche e divieti, è scoppiata l’ultima grana: niente birra neppure nei bar attorno agli stadi, nonostante le aperture annunciate dal governo. Con buona pace di uno dei principali sponsor della Fifa, Budweiser. A poche ore dal match di apertura fra i padroni di casa qatarini e l’Ecuador, nello stadio di Al Bayt – costruito a forma di tenda di beduini nel centro che fu famoso per pescatori di perle di Al Khor – la “febbre” del mondiale è visibile solo attorno alle “fan zone”, dove si danno appuntamento giovani e meno giovani con maglie dell’Argentina, della Germania, del Brasile. Non sono tifosi in trasferta, un
investimento impossibile per i più, ma residenti locali, immigrati indiani, nepalesi, del Bangladesh. Hanno avuto biglietti gratis dal Comitato organizzatore, che dopo aver annunciato 1 milione e 200.000 visitatori, si sta rendendo conto in queste ore che gli aerei sbarcano mezzi vuoti e i tifosi che arriveranno saranno ricchissimi ma non saranno certo numerosi.
Quindi, gli stadi vanno riempiti, soprattutto quello dell’inaugurazione e quello della finale, costruiti per ospitare oltre 60.000 spettatori. E la scommessa si basa anche sugli “inviti” ai tifosi locali frettolosamente trasformati in fretta e furia in ultrà di nazionali famose.
E’ un Mondiale mai visto, inverno per chi lo segue in tv, 35 gradi per chi è sugli spalti, un torneo che rischia di essere una sorta di “Truman show”, con tifosi che non tifano ma indossano magliette delle squadre, tutte rigorosamente repliche delle originali. E tutte identiche fra loro. L’unica realtà palpabile continua ad essere quella delle polemiche e dei veleni, dei ravvedimenti tardivi per aver assegnato l’organizzazione ad un paese inviso alle opinioni pubbliche europee, e dei divieti. Non c’è più quello di indossare il velo, ma le donne con il volto coperto, anche quelle con il burqa, sono numerosissime. E nei bar, nei ristoranti, negli hotel, gli avvisi ovunque raccomandano di evitare abiti “scollati, senza maniche o trasparenti” per non turbare l’ambiente. Non c’è più neppure il bando agli alcolici dei paesi islamici più rigidi, nei ristoranti di alcuni hotel a 5 stelle ora si può bere una birra o un bicchiere di vino. Ma sono pochissimi i ristoranti  con il permesso, e anche l’apertura del governo alla birra per i tifosi è stata oggetto di un improvviso ripensamento del governo a due giorni dall’inizio della competizione. Negli stadi la vendita di birra era stata sempre esclusa, ma le autorità avevano lasciato intendere che alcuni stand – pur con la minima visibilità possibile – sarebbero stati consentiti nei dintorni  degli impianti. Oggi, dopo trattative molto intense con la Fifa, gli emiri hanno deciso che non se ne farà nulla. Ha tuonato la Budweiser, potente sponsor del calcio mondiale, definendo la decisione “imbarazzante” in un post sui social e poi rimosso: “La decisione è stata adottata al di fuori del nostro controllo”. Ma da domani il pallone torna a rotolare. E le polemiche saranno silenziate dall’urlo dei tifosi.

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